I suoni della terra

DidjeFestival 2002 - Il festival del digeridu


ARTISTI

 

Wetonton Didj Club
Janawirri Yiparrka
Ansgar Stein
Matthias Müller
Bruce Rogers e i Tongue 'n Groove
Andrea Ferroni & Daniela Paci
Stefano Focacci
Macadamia Music Project
Indian Pacific Groove
Analogue Birds
Mani sulla pelle
Danzatori di Contact improvvisation



Matthias Müller
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Affascinante, ciò che il giovane basilese Matthias Müller sa ricavare con virtuosismo e con estrosa innovazione di suoni e di ritmi dallo strumento primitivo australiano. Ascoltandolo in concerto, o ascoltando i suoi CD "Didgeridoo & Dreamtime Pipe" (1994) e "Passion" (1997), ci si rende conto di aver a che fare con un musicista ininterrottamente alla ricerca di nuovi suoni, che subito abbandona per una richiesta sempre nuova di timbri che lo strumento sa e deve dargli. Matthias Müller conferma attraverso le sue performances di aver scelto giusto, dieci anni fa, facendo della sua passione il suo mestiere. E' evidente che qui suona un professionista con innanzitutto massime esigenze verso sé stesso. Che si assimilino suoni e timbri meditativamente e a occhi chiusi, o piuttosto in vigile concentrazione: lo spettacolo è un piacere sia per l'udito che per la vista. Con il dreamtime pipe, la versione americana leggera del didgeridoo di cactus, per esempio, Matthias Müller si muove durante il concerto con agilità tra il pubblico. Lo strumento cerca il suo cammino e lo trova di volta in volta snodandosi tra piedi, teste, spalle e braccia, accarezzando orecchie per poi cambiare fulmineamente rotta e farsi vivo da tutt'altra direzione. I suoni si materializzano allora e colori, spazi e ritmi diventano ancora più intensi. Matthias Müller non orienta la sua musica semplicemente su modelli australiani o a un immaginario mondo aborigeno. L'ispirazione è presa di volta in volta da suoni e rumori che lo circondano e che traduce musicalmente integrando il suo stato d'animo psichico e fisico del momento. Lo dimostrano anche i titoli del suo secondo CD "Passion": impressioni del suo contesto di vita urbano ( p.es. "Earthly Power", "Energy", "Freestyle") fronteggiano momenti di vita in montagna (p.es. "View from the Mountains", "Sunrise"). Il musicista ha inoltre un particolare interesse per suoni e timbri ricavati da strumenti simili in culture completamente diverse. Una tale similitudine esiste per esempio tra didgeridoo e corno delle Alpi, strumento col quale il musicista esperimenta in modo intenso; basti ascoltare il pezzo di didgeridoo dal titolo "Alphorn". Matthias Müller suona questo tipico strumento locale svizzero anche in concerto ottenendo, con la sua tecnica di interpretazione basata sul didgeridoo, un insolito e toccante successo. Matthias Müller lavora occasionalmente anche con altri musicisti e con artisti di altri campi, per esempio danza. La creatività di questo giovane musicista non ha certamente finito di sorprendere e la curiosità è giustamente sollecitata!




Analogue Birds
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Indipendentemente dal tipo d'evento, gli Analogue Birds riescono sempre a impressionare in proprio pubblico e a lasciare una durevole impressione su di esso, grazie all'elevato livello della loro perizia tecnica e alla loro straordinaria gamma di suoni. Didgeridoo e Batteria, l'unione di un affascinante strumento inventato dagli Aborigeni australiani con i ritmi di un'insolita batteria per produrre un sound assolutamente unico. Tom Fronza integra pattern ritmici "Bhol", dell'India settentrionale, e beat esotici in un modo che fa da splendido complemento l'ampia gamma di suoni del suo strumento. Sergei Antsipau suona una "batteria minimale", anche se il kit progettato per tener testa ai livelli sonori del didgeridoo e il suo dinamico modo di suonare garantiscono che il sound sia praticamente quello di una batteria completa. Sia che suoni in strada, ai festival, in sale da concerto, chiese o piccoli locali, questo duo riesce sempre a sbalordire il pubblico e a creare una speciale atmosfera grazie alla propria compattezza musicale e alla propria energia, in grado al contempo di affascinare e suscitare impressione. Le loro composizioni sono suonate nelle tonalità di Do, Mi bemolle, Mi e Fa, con cambi di tempo in 4, 6 e 7, e comprendono anche sezioni improvvisate. L'intera struttura è arricchita con inserimenti di marimbaphone, percussioni corporee, piccole percussioni aggiuntive e sezioni "chiama e rispondi", nonché da vocalizzazioni nello stile della musica indiana.
Tom Fronza
Nato il 1° Dicembre 1969 a Cles (Italia). Dal 1991 bassista in vari gruppi trip­hop, funk e dub. Dal 1994 suonatore di didgeridoo autodidatta. Professionista dal 1996. A partire dal 1999 comincia a prendere lezioni di tabla (stile Benares), inizialmente alla Offenen Jazzhausschule di Colonia, quindi con Raul Sen Gupta e il suo maestro Pandit Shankar Gosh (stile Farukhabat). A partire dal 1998 ha cominciato a tenere seminari di didgeridoo. Ha tenuto numerosi concerti e ha fatto il busker in tutta Europa. Per scopi strettamente correlati alla musica, ha compiuto viaggi in India, Russia Bianca, Cina e Stati Uniti. Ha collaborato con musicisti indiani, africani, arabi e asiatici. Traspone sul didgeridoo ritmi e groove internazionali usando un sistema percussivo.




Andrea Ferroni e Daniela Paci
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Andrea Ferroni, artista Torinese, conosce il didjeridoo nel Maggio 2002 durante il 2° festival nazionale del didjeridoo svoltosi a Cavour, Torino. Affascinato da questo strumento inizia da subito lo studio come autodidatta, in seguito segue corsi e seminari tenuti da artisti di fama europea ed aborigeni tuttavia approfondisce anche tecniche molto personali. Quindi entra a far parte del 'Wetonton didjeridu club" ed aiuta ad organizzare la terza edizione del didjefest dove suona per rappresentare l'associazione stessa. Collabora insieme al club anche con gli "Architorti" ed il percussionista Tony Esposito, partecipa in rappresentanza del club come suonatore ai festival del didjeridoo in Francia ed Italia, in RAI durante la trasmissione "Alle falde del Kilimangiaro" durante un servizio sull'Australia. Si esibisce al 'CanteMagg' di Bergolo, Cuneo insieme ad un caro amico e suonatore di Firenze, Stefano Focacci. Si esibisce in importanti discoteche di Torino come l'On-Gaia e lo Shocklub, suonando su sottofondi di musica elettronica a cui spesso si affianca Daniela Paci, ballerina di danza contemporanea e di improvvisazione. Costruisce personalmente i propri strumenti che usa durante i concerti.

Daniela Paci Daniela Paci danzatrice, coreografa ed insegnante di danza. Presso la scuola di danza Artimista da lei fondata, pratica ed insegna danza contemporanea e contact improvisation. Molto stimata sia in Italia che all'estero, collabora con importanti scuole di danza in Olanda e Canada.




Stefano Focacci
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Suonatore fiorentino dallo stile molto funky, è stato per ora l'unico italiano ad aver suonato al Dreamtime Festival di Berlino (2002). Ha scoperto il didgeridoo nel 1995, quando, durante un viaggio di lavoro a Londra, si imbatté nel suonatore/fabbricante di didgeridoo Shaun Farrenden che suonava per strada a Portobello. Stefano suona quasi esclusivamente didgeridoo in PVC da lui stesso fabbricati utilizzando materiale riciclato.




Fiorino Fiorini e Indian Pacific Groove
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Insegna didgeridoo da due anni alla scuola di musica popolare di Forlimpopoli, ha vinto la competizione "Best animals call" in Pine Creek nella edizione 2002. Si è esibito per due serate all' Hard Rock Cafè di Melbourn il Settembre scorso. Durante il suo viaggio in Australia è stato a stretto contatto con didge-personaggi quali David Hudson, Ash Dargan, Mark Hoffman, Mark Robinson, Scott Willson e Russel Dawson e altri aborigeni di alcuni clan del Northen Territory.




Ansgar Stein
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Suonatore di didjeridoo e canto armonico, nonchè grafico, Ansgar-Manuel Stein scopre il didjeridoo nel 1993 durante un concerto della famosa rock band degli 'Yothu Yindi'. Fu così colpito che incominciò da quel momento a suonare.
Migliorò la sua tecnica seguendo corsi con Gary Thomas (1994), Techno-Groove-Crack Phil Conyngham (1995), Stephen Kent (1997), Milkayngu Mununggurr (membro degli Yothu Yindi), e Djalu Gurruwiwi e suo figlio Larry (2001).
Nel 1994 co-fonda la band tedesca PANGAEA, una formazione musicale che ridefinisce il ruolo del didjeridoo in un nuovo contesto contemporaneo come uno strumento multiforme combinandolo con musiche da differenti culture e stili ad es. con il Jazz, Rock, Metal, Funk, Reggae and Techno. Con la fondazione del live-trance-project "Project Pan" (ora "Yidakinetic") nel 1995 fu uno dei primi in Germania ad entrare nel campo dell'electronic groove, combinando un affascinante spettacolo live di body painting luci e movimento.
Ansgar-Manuel Stein lavora anche come designer e scrittore per la rivista Didgeridoo & Co Magazine ed è co-fondatore della prima enciclopedia del didjeridoo.




Janawirri Yiparrka
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Janawirri Yiparrka è nato nel Western Australia. Nelle sue vene scorre sangue Yamitji, Wangkathaa e olandese. Pittore, cantastorie e ovviamente formidabile suonatore di didjeridoo (che suona da quando aveva appena 5 anni!), è il cugino del grande Mark Atkins, assieme al quale ha realizzato il bellissimo "Ankala: Rhythms From The Outer Core". Attivo sui palcoscenici europei e statunitensi, oltre che australiani, è famoso per utilizzare un didjeridoo vecchio di ben 300 anni.




Bruce Rogers e i Tongue 'n Groove
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I TONGUE N GROOVE sono una nuova sensazionale band proveniente da Melbourne, Australia, e messa assieme da un autentico maestro del didjeridoo, Bruce Rogers. La loro è musica per ballare, musica per un sano chill­out, musica per muovere la testa, il cuore e la mente. Questa è musica del nuovo mondo, con radici nel più antico dei luoghi e nella più antica delle tradizioni. Chiamatela World Groove ­ la musica rispecchia direttamente il posto che l'Australia occupa sul pianeta. Citando l'europeissima influenza di Kruder Dorfmeister, la musica dei TONGUE N GROOVE ha anche delle influenze decisamente orientali, tutte ispirate dagli spazi aperti, le genti tradizionali e la società urbana che è l'Australia. Pompanti beat lounge e drum 'n' bass, trascinanti ritmi di didjeridoo intrecciati con la chitarra e una tromba decisamente cool creano il sound che è i TONGUE N GROOVE. I TONGUE N GROOVE sono: Bruce Rogers: didjeridoo Bruce è un suonatore di didjeridoo di classe mondiale, uno dei pochi a godere di una fama internazionale, nonché un veterano con molti tour sulle spalle. È anche un eccezionale costruttore di didjeridoo, e come tale è reputato uno dei migliori al mondo. Bruce sospinge il sound dei TONGUE N GROOVE con i suoi potenti ritmi di didjeridoo. Tai Jordan: tromba, flauto Magistrale trombettista, Tai ha suonato di tutto ­ jazz, funk, world, folk, ambient, musica gitana, dub e per rilassarsi. È stato per anni uno dei musicisti più ricercati della scena musicale australiana, ed ha preso parte a numerosi concerti e festival in tutta l'Australia. Topher Morrey: basso, campionamenti, programmazione Bassista estremamente groovy dotato di suoni e campionamenti davvero innovativi, Topher è uno di quei rari musicisti che sanno suonare un ampio assortimento di strumenti con grande abilità. È ben conosciuto in tutta l'Australia sia come cantautore che come strumentista. Simon Rosenberg: chitarra, ritmi Chitarrista estremamente dotato, Simon mette assieme i beat che stanno alla base del sound dei TONGUE N GROOVE. Un giovane con alle spalle già un'impressionante mole di concerti e di lavoro in sala di registrazione, e con un sacco di energia da bruciare.




Wetonton Didj Club
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Siamo un gruppo di pinerolesi diventati amici grazie ad una grande passione comune: il didjeridu. Almeno una sera alla settimana, ci troviamo per una jam-session del tutto particolare: non abbiamo spartito o pentagramma ma solo questi magici tronchi di eucalipto, sapientemente lavorati dagli aborigeni australiani, da cui far uscire vibrazioni antiche e profonde (importati dalla Didjeridu Italy). A febbraio 2001 abbiamo dato vita al "Wetonton Didjeridu Club", un'associazione sorta per avvicinare più persone a questo splendido strumento, alle tecniche di suono e per promuovere una maggiore conoscenza della cultura e delle tradizioni degli aborigeni; nella nostra sede impartiamo anche lezioni sullo strumento e promuoviamo concerti ed esibizioni. Ognuno di noi ha scoperto il didjeridu in modo differente: chi ne è rimasto affascinato ascoltando il suo suono mentre scalava una parete scambiandolo per il rumore del vento che attraversava la gola; chi l'ha conosciuto grazie al tam tam quotidiano, diffuso dagli amici.
Per tutti è diventata una passione, una filosofia di vita, un modo di far vibrare la propria essenza e ricongiungersi all'attimo ancestrale, al big bang individuale. I più entusiasti dicono che suonare il didjeridu sia un'arte: l'arte dell'essere. Certo è che le vibrazioni dello strumento unite alla respirazione circolare creano un profondo e intimo benessere.




Macadamia Music Project
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Il Macadamia Music project nasce negli ultimi mesi del 2002 quando due didgeridoo e due djembe si ritrovano in una sala prove ad improvvisare e jammare insieme quasi per caso. La fusione fra i ritmi africani del djembe e le vibrazioni del didgeridoo riescono subito ad amalgamarsi e a creare atmosfere sonore originali. Il lavoro di sperimentazione si evolve cominciando a creare dei veri e propri brani originali dove le percussioni dialogano coi didgeridoo suonati con stile molto ritmico.
Ilario Vannucchi è l'ideatore del sito didgeridoo.it divenuto col tempo un vero e proprio punto di riferimento per tutti gli appassionati del didgeridoo. Molto conosciuto in Italia, suona al premio chatwin nel 2003, in duo con Stefano Focacci all'interno della rassegna "Griots - Musiche dal mondo" a Firenze. Il suo stile si rifà ad artisti che lo hanno piacevolmente impressionato come Alan Dargin tra i tanti, non è legato ad uno stile in particolare, il risultato è un alternarsi di brani ogni volta diversi che ben si sposano con le sonorità dei Macadamia M.P.
Stefano Abbruzzo nasce nel 1977 a Milano, dove vive e lavora. All'età di 18 Anni prende lezioni di chitarra dal Maestro Roberto Sili. Nel corso degli Anni conosce Andrea "Masta" Tognetti con il quale si fonderà emotivamente, trovando un perfetto equilibrio per un duo chitarra e djembe. Col tempo il "Masta" gli infonde l'Arte di scandire il Tempo sul djembe. L'incontro col didjeridoo è stato casuale, grazie al viaggio in Australia del fratello Francesco.
Cristian Pannega è nato nel 1978 a Milano. Il suo percorso musicale comincia da ragazzino con lo studio delle percussioni africane e indiane che lo portano a sviluppare un buon senso ritmico che lo aiuterà nell'approccio al didjeridoo. Cristian è uno degli ideatori del Macadamia Music Project di cui fa parte suonando il didje, strumento che suona dal 2001. Il suo stile spazia da sonorità che ricordano molto lo stile aborigeno al funky più sfrenato.
Andrea Tognetti inizia le sue esperienze musicali nell'adolescenza, come batterista in vari, improbabili gruppi del rock progressivo milanese. Raggiunta la maturità abbandona progressivamente lo strumento fino a quando in una folgorazione mistica durante un raduno di figli dei fiori scopre che esiste una percussione africana che si chiama Djembe. Prende poi confidenza con lo strumento suonando in piazza con Stefano, che a sua volta si dibatte tra la chitarra acustica ed il Djembe. Raggiunta la veneranda età di 30 anni incontra sul lavoro Cristian, scopre che è pazzo quasi quanto lui e che suona strani rami di legno cavi che vibrano.




Danzatori di Contact improvvisation
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Ester & Luca in collaborazione con ArtiMista di Daniela Paci propongono la Contact Improvisation. Nata negli anni '70 negli Stati Uniti dal lavoro di un gruppo di danzatori grazie all'impulso di Steve Paxton, un danzatore americano, per esplorare nuove possibilità di movimento e di comunicazione. La danza si sviluppa attraverso un dialogo fisico in cui tutti i sensi sono coinvolti. La Contact Improvisation è una ricerca sulla comunicazione possibile attraverso il contatto e si fonda sulla fiducia reciproca, la fluidità, l'equilibrio usando la forza di gravità e il suolo come due partners. Muoversi mantenendo il contatto fisico con l'altro, cercando di trovare per ogni azione i passaggi più semplici e fluidi, potenzia la capacità di relazione e la percezione sensoriale. Nella Contact Improvisation viene sottolineato il piacere di danzare con qualcuno in modo spontaneo. Avviene uno scambio tra le persone. Si stimola l'apertura ad un processo di apprendimento e di osservazione di se stessi in ciò che sta accadendo qui ed ora, imparando a conoscere i propri modi di muoversi e cercandone di nuovi.